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BEAUTY NEWS

Halloween 2020: terrore via streaming

Il brivido è servito: a ottobre Netflix propone nuovi arrivi da pelle d’oca accanto ai grandi classici del terrore. Alcuni sono declinati a puntate, come The Alienist 2 (dal 22) e The Haunting of Bly Manor (dal 9), mentre altri sono film inediti in sala oppure grandi successi al box office. Halloween ha un sapore diverso quest’anno, ma anche senza “dolcetto e scherzetto” a casa dei vicini si può allestire una serie di serate “da paura” con zucche, candele e una storia capace di far passare notti insonni.

L’offerta proposta dalla piattaforma streaming non potrebbe essere più variegata e accattivante, soprattutto considerando l’agguerrita concorrenza, tra cui Amazon Prime Video con Le streghe di Roald Dahl interpretato da Anne Hathaway o la seconda stagione di NOS4A2, o per i più piccoli Zombies 2 su Disney+.

Il catalogo di Netflix spazia da cult come Venerdì 13 a rivisitazioni pop di favole dark, come Cappuccetto rosso sangue. Brad Pitt va a caccia di zombie in World war Z, Jennifer Lopez è alle prese con Anaconda, ed Eric Bana inquieta in Liberaci dal male ma le proposte non si limitano a quelle made in Hollywood, anzi includono le storie asiatiche come The Host e #Alive. L’orizzonte è variegato e spaventoso perché include presenze inquietanti spaziano dalle credenze religiose alle derive sataniche, da bambole assassine a rituali pericoli. Ecco, allora, un mix di cinque titoli da inserire assolutamente nella maratona della notte più magica dell’anno.

Hubie Halloween
Hubie Halloween
Scott Yamano/Netflix ©2020Hubie Halloween

Forse il nome di Adam Sandler non è il primo che viene in mente per un film di paura, eppure dal 7 ottobre ha debuttato con Hubie Halloween, una bizzarra commedia tutta da scoprire. È lui a prestare il volto al pavido protagonista (Hubie, appunto), che per uno strano gioco del destino vive a Salem, città-simbolo della caccia alle streghe. Come ogni Peter Pan che si rispetti, questo periodo dell’anno lo rende elettrico per l’emozione perché ogni anno spera di redimersi agli occhi della comunità troppo spesso impegnata a deriderlo. Qualcosa d’inaspettato però succede in questa notte indecifrabile e proprio lui si ritrova al centro di un mistero che ha il sapore dell’assurdo. Perfetto per chi ad Halloween ama morire… dal ridere.

L'esorcista
L'esorcista
L’esorcista

Per celebrare Halloween 2020 con tutti i cult del genere, Netflix rende disponibile dal 1° ottobre L’esorcista, un titolo che non ha certo bisogno di presentazioni. Breve riepilogo: il capolavoro horror del 1973 targato da William Friedkin popola gli incubi di intere generazioni, precisamente dall’uscita dell’omonimo romanzo di William Peter Blatty. Il famoso rito contro le possessioni sataniche ha un volto cinematografico ed è decisamente questo. L’idea che il Male possa incarnarsi e trovare casa in un corpo umano (precisamente il proprio o di qualcuno a noi vicino) basta a far drizzare i peli sulla nuca. Pensare che possa guidare azioni, compiere atti d’indicibile violenza e persino farla franca ribalta ogni certezza sul libero arbitrio e dà vita alle paure più sotterranee e recondite dell’animo umano. Consigliato a chi non sa resistere a un classico senza tempo.

Emily Blunt in “A quie place”A QUIET PLACE
Emily Blunt in “A quie place”
Photo Credit: Paramount PicturesA quiet place

Il sequel è uno dei film più attesi della stagione perché promette di alzare l’asticella su una storia diventata virale contro ogni aspettativa. Avrebbe anche potuto decretare la fine del matrimonio tra John Krasinski, che lo ha scritto, diretto e interpretato, e la moglie protagonista Emily Blunt. Invece ha avuto un successo contagioso spiazzando per primi i realizzatori, poi pubblico e critica. La storia, per chi se la fosse persa in sala, racconta un’invasione aliena e al tempo stesso la lotta alla sopravvivenza di una famiglia. Il genere umano abdica alla parola perché queste creature hanno un udito talmente sviluppato da insinuarsi e captare le conversazioni, quindi il metodo più sicuro per scampare ai loro agguati resta, appunto, il silenzio. Un inno alla resilienza e all’inventiva dei terrestri, ma anche un’enorme metafora sull’incapacità di far sentire la propria voce. Terrificante, insomma, ma per le ragioni giuste. Ideale per chi ha un debole per le teorie aliene, le cospirazioni e… la filosofia.

L'alba dei morti viventi
L'alba dei morti viventi
PicasaL’alba dei morti viventi

A un buon remake non si rinuncia mai, specialmente se rivisita un capostipite del genere come Zombi di George Romero. Ha regalato alla storia del cinema una delle citazioni più potenti della settima arte: “Quando non ci sarà più posto nell'inferno i morti cammineranno sulla terra”. A proposito di paure e ansie, insomma, dovute al passato che ritorna e agli incubi che popolano il quotidiano cosa ci può essere più spaventoso di un morbo che tramuta l’intero genere umano in cadaveri cannibali? I piani di fuga, le vie d’uscita, gli escamotage: ogni frutto dell’ingegno umano sembra vacillare di fronte alle avversità che avanzano… L’angoscia dei sopravvissuti in questo periodo di pandemia aiuta ad esorcizzare i problemi attuali e al tempo stesso ad evocare gli scenari ancora più apocalittici. Perfetto per chi vive pericolosamente e si nutre di adrenalina pura.

Halloween 2020: i costumi scelti dalle star negli anni
Halloween come le star: ecco i migliori costumi sfoggiati negli anni dalle celebrities. 
The ring

Il visino d’angelo di Naomi Watts dà vita ad una delle storie più disturbanti del passato prossimo cinematografico nonché ormai icona pop contemporanea con il famoso “cerchio” al centro della vicenda. La maledizione oscura stavolta si alimenta da una videocassetta, capace di causare la morte di chi la guarda dopo solo una settimana dalla visione. A rimarcare il countdown inquietante ci pensa anche una voce dall’altra parte della cornetta con due sole parole (sette giorni), ad aumentare l’angoscia dei predestinati. Il fatto che poi sia una bambina, Samara, ad aver innescato questo circolo di morte rende ancora più spaventosa l’intera vicenda. La piccola protagonista, infatti, condanna il prossimo a una vita breve e angosciante, mentre lei canta una canzoncina capace di far accapponare la pelle. Per la cronaca, è uno dei gioiellini scritti da Hans Zimmer, Premio Oscar per Il re leone e artefice di alcune delle musiche più iconiche della settima arte. Imperdibile per chi adora stare con il fiato sospeso.

The ring
The ring


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Mostre 2020. Roma non è un freddo museo, ma un laboratorio dove si fabbricano sogni. Che sia questo, in fondo, il messaggio di una mostra dove si scoperchia l’industrioso mondo della sartoria capitolina?

Romaison”, fino al 29 novembre all’Ara Pacis, illustra quant’è vitale il rapporto tra moda e costume, tra creazioni cucite per i tempi correnti e quelle imbastite per il tempo della narrazione cinematografica e teatrale; un rapporto che qui, nella Città Eterna, più che altrove «è meravigliosamente ambiguo, in una dimensione parallela di ispirazione reciproca» spiega la curatrice dell’esposizione Clara Tosi Pamphili. Mentre s’inaugura, sono una cinquantina le produzioni televisive e cinematografiche attive nella Capitale, come ricorda la sindaca Virginia Raggi, che ha accolto il progetto quale primo passo verso un futuro museo della moda.   

L'allestimento della mostra
L'allestimento della mostra

Incapsulata nel basement del monumento augusteo, a sua volta incapsulato nella teca di Richard Meier, la mostra si snoda in un allestimento quasi clinico. «È concepita come un atelier, con gli schermi che si connettono ai laboratori all’esterno, simile a una base spaziale», prosegue la curatrice. Ed eccole allora le sartorie del costume: Annamode, Costumi d’Arte-Peruzzi, Sartoria Farani, Laboratorio Pieroni e Tirelli, che hanno dato forma a personaggi indimenticabili come la Cleopatra di Liz Taylor o Willy Wonka, il Johnny Depp de La fabbrica di cioccolato. (Presenti anche i bozzetti dall’archivio personale di Gabriele Mayer e con una sezione dedicata allo storico produttore di manichini Mensura).

Distillati dall’archivio della memoria cinematografica e sottratti agli affollati depositi delle botteghe, sfilano i vestiti di Dominque Sanda ne Il Conformista, i candidi abiti apparsi in Salò, il costume di Barbarella. E c’è anche una parure Bulgari con ametiste e diamanti, peraltro già della signora Mangano, che agghindava il suo personaggio in Ritratto di famiglia in un interno.

L'abito indossato da Florinda Bolkan in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
L'abito indossato da Florinda Bolkan in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Florinda Bolkan nel film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Florinda Bolkan nel film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

«La cosa straordinaria dei costumi di scena è che sono fatti su misura per un attore o un’attrice e hanno una presenza molto particolare: non li conosciamo infatti nella loro essenza fisica, ma solo e soltanto sullo schermo, come sequenza di frame», ha raccontato Tilda Swinton, intervenuta alla presentazione della mostra. «Questi manufatti forgiati da artigiani di somma bravura, come fossili scaricati dalle produzioni cinematografiche, vivono una volta sola e diventano celebri. Ma sono molto più di abiti». L’attrice, che sarà protagonista al Mattatoio del Testaccio della perfomance Embodying Pasolini (legata alla mostra, ma necessariamente rimandata al 2021), ha definito l’esperienza di poter toccare o provare questi capi “elettrizzante”, a cominciare dalla prima ricognizione negli archivi percepiti come “foreste” intrise di spirito.

Tilda Swinton e Olivier Saillard in “The Impossible Wardrobe”
Tilda Swinton e Olivier Saillard in “The Impossible Wardrobe”

Il racconto della mostra non si ferma ai dintorni del set, tutt’altro, il rimando tra storia della moda e moda nella fiction è continuo: un abito verde smeraldo, che la costumista Michela Canonero fece confezionare per Mariangela Melato nella pièce Il lutto si addice ad Elettra, si specchia nello stesso modello dell’atelier Zecca color tortora. E ancora da questi stessi archivi saltano fuori pezzi di Balenciaga, di Poiret e persino di Charles Frederick Worth, agli albori della haute couture. Produzione e conservazione quindi. E si rispolverano storie dimenticate, come quella di Maria Monaci Gallenga, stilista che lavorò per Fortuny e inventrice di una innovativa tecnica di stampa con matrici in legno. Un suo abito originale è indossato da Florinda Bolkan nel film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Perché quella che silenziosamente è custodita nelle sartorie romane è una traccia preziosa di cultura materiale, ma anche un virtuoso esempio di economia circolare. «È una biblioteca di abiti», chiosa Tosi Pamphili, «che non ha pari in altro luogo al mondo».

In apertura: Casanova, di Federico Fellini. Costumi di Danilo Donati, 1976

Abito creato da Danilo Donati per Salò o Le 120 giornate di Sodoma
Abito creato da Danilo Donati per Salò o Le 120 giornate di Sodoma


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Mostre 2020: Protext! Quando il tessuto si fa manifesto a Prato

Il Centro Pecci è uno spazio pieno di vita, nonostante tutto. È luminoso, ha sale immense che permettono una visita in sicurezza e quell’atmosfera non opprimente che ci regala – in questi tempi così duri – un luogo dove liberare l’immaginazione. Siamo a Prato, in quello che era (e in qualche modo resta ancora) il distretto del tessile più importante d’Italia e qui, al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci inaugura Protext! Quando il tessuto si fa manifesto (fino al 14 febbraio), una mostra sul tessuto quale forma d’arte dissidente. Politica, potremmo dire.

È una collettiva parecchio colorata, questa al Pecci: Camilla Mozzato e Marta Papini hanno selezionato con cura striscioni, stendardi, collage di t-shirt e poi arazzi artigianali e mille altre opere che non sono stoffe qualsiasi, ma artworks firmati da artisti che hanno scelto il tessuto come strumento espressivo: Pia Camil, Otobong Nkanga, Tschabalala Self, Marinella Senatore, Serapis Maritime Corporation, Vladislav Shapovalov, Güneş Terkol. Bisogna lasciarsi coinvolgere perché questa è una mostra di puro art-activism.

Güneş Terkol bandiera preparatoria per il workshop del Centro Pecci, 2020
Güneş Terkol bandiera preparatoria per il workshop del Centro Pecci, 2020
Pia Camil, Vicky’s blue jeans hammock, 2018
Pia Camil, Vicky’s blue jeans hammock, 2018
Aurélien Mole

Si comincia entrando in un ambiente realizzato dal collettivo greco Serapis Maritime Corporation che ha realizzato un grande murales su tela e dipinto cuscini, sparsi per terra, composti da materiale di recupero. Pochi passi e ci si parano innanzi le sculture tessili della messicana Pia Camil fatti con t-shirt e jeans di seconda mano: sono indumenti prodotti in America Latina per gli Stati Uniti che tornano in Messico, nei mercatini dell’usato, seguendo in fondo quelle che sono le rotte dei migranti rigettati indietro. Il pensiero va a Trump, al muro, ai bambini degli immigrati clandestini ancora trattenuti nei centri del confine tra i due Stati e alle elezioni americane che ci attendono tra due settimane.

Nella sala successiva la nigeriana Otobong Nkanga (apprezzata anche all’ultima Biennale di Venezia) presenta arazzi che esplorano i cambiamenti sociali e topografici e l’impatto dell’uomo sulla natura mentre il russo Vladislav Shapovalov fa le pulci alla nostra storia recente: dopo una lunga ricerca al Centro di Documentazione della Camera del Lavoro di Biella, “capitale italiana” dell’industria della lana, ha scovato una serie di bandiere usate durante le manifestazioni dei lavoratori delle fabbriche tessili della metà dell’Ottocento per chiedere maggiori diritti e salari più equi. Ma ciò che emoziona di più, se vi avvicinate all’opera, sono le piccole firme femminili ricamate su queste bandiere: sono i nomi delle lavoratrici che le hanno realizzate, con dedizione e passione per la causa. Cucire diventa un atto di resistenza politica anche per la turca Güneş Terkol che inserisce nei suoi arazzi, video e composizioni musicali dedicati alle donne del suo Paese, la cui indipendenza e laicità è da tempo fortemente compressa dall’oscurantismo del presidente Erdogan.

Otobong Nkanga, Infinite Yeld, 2015, Courtesy Defares Collection, Photo credit Lumen Travo Gallery, Amsterdam
Otobong Nkanga, Infinite Yeld, 2015, Courtesy Defares Collection, Photo credit Lumen Travo Gallery, Amsterdam

Cuore della mostra è lo spazio occupato dalle opere di Marinella Senatore che, nella serie di stendardi ricamati a mano dal titolo “Forme di protesta” e nei bellissimi disegni esposti declina le tante sfaccettature del tessuto quale strumento di comunicazione verace e vivace: i gonfaloni nelle cerimonie del nostro Meridione, i manifesti “carnevaleschi” di certi politici sudamericani, gli striscioni dipinti a mano dei lavoratori anglosassoni, i passamontagna con cui le Pussy Riot, artiste attiviste anti-Putin, si coprono il volto.  E se la parte finale della mostra è dedicata a workshop d’artista con studenti dei vari istituti di moda, non si può non rimanere ipnotizzati dai colori dei quadri-scultura dell’americana Tschabalala Self. Trent’anni appena, infanzia passata a guardare la madre cucire sul tavolo della cucina di casa, oggi è coccolata dalle gallerie: costruisce rappresentazioni volutamente esagerate legate all’immaginario dei corpi femminili neri con una combinazione di materiali super colorful trovati nei mercatini di Harlem e poi ricuciti, stampati e dipinti per formare nuove trame, nuove storie, nuove forme di protesta.   

In apertura: Tschabalala Self, Carma, 2016

Pia Camil, Divisor Pirata Amarillo, 2017
Pia Camil, Divisor Pirata Amarillo, 2017
Keith Hunter


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Le serie Tv e la politica al femminile 

La fase finale della corsa alle elezioni in America a volte assume i contorni di un surreale programma televisivo. E di sicuro non sono mancate le storie e i colpi di scena. I dibattiti fra i candidati alla presidenza sembravano le scene in sala riunioni di The Apprentice, e la cosa non deve sorprenderci troppo, visto che il presidente in carica è l’ex presentatore di quel programma. 

Conversazioni private registrate e poi fatte trapelare, segreti di famiglia svelati, i ragazzi della generazione Z che sabotano silenziosamente i comizi elettorali dai loro profili social mentre le celeb che si fanno guerra su Twitter da una parte e dell’altra degli schieramenti politici. Il tutto all’ombra delle manifestazioni di Black Lives Matter, uno dei movimenti per i diritti civili più grandi della storia, per non parlare della pandemia. 

Ma è forse la realtà distopica della corsa alle elezioni il momento ideale per perderci nella finzione di 5 geniali serie TV ambientate proprio nel mondo della politica, con personaggi femminili straordinari sicuramente agli antipodi dei due settantenni che in questo momento si contendono lo Studio Ovale. Da Gwyneth Paltrow in The Politician a Sidse Babett Knudsen in Borgen, ecco 5 political drama a cui Vogue darebbe sicuramente il suo voto. 

1. Veep - Vicepresidente incompetente (2012 to 2019)

Veep - 2012Veep - 2012
Veep - 2012
Shutterstock

Ideata da Armando Iannucci, adattamento della sua serie comedy britannica The Thick of It, Veep è incentrata sul personaggio di Selina Meyer (Julia Louis-Dreyfus), nella finzione la vice-presidente degli USA, e il suo team che si pestano i piedi fra loro per dare prova del loro potere politico, anche se poi sono continuamente distratti da problemi di poco conto. La serie è andata in onda per sette stagioni (in Italia su Sky Atlantic), e Louis-Dreyfus si è portata a casa ben sei Emmy consecutivi per la sua interpretazione.

2. The Politician (2019 to present)

The Politician serie Tv
The Politician serie Tv
Netflix

Creata da Ryan Murphy, Brad Falchuk e Ian Brennan — le menti creative di Glee, Pose e Scream QueensThe Politician, su Netflix, è una spassosa commedia che segue le vicende di Payton Hobart (Ben Platt), un ragazzo ricco con grandi sogni in politica. E anche se Payton è il personaggio principale, sua madre Georgina (Gwyneth Paltrow), ruba la scena spesso e volentieri, in particolare nella stagione 2, quando la vediamo mentre casualmente si candida alla carica di governatore della California. The Politician è la classica commedia d’evasione in stile Murphy, sicuramente influenzata da Election con Reese Witherspoon, geniale film di MTV del 1999. Murphy ha detto che probabilmente ci sarà una terza e ultima stagione, ma pare che toccherà aspettare qualche anno. 

3. Borgen (2010 to 2013)

Birgitte Hjort Sørensen è giornalista e diventa la portavoce della premier quando fonda un suo partito nella serie BorgenBorgen - 2010
Birgitte Hjort Sørensen è giornalista e diventa la portavoce della premier quando fonda un suo partito nella serie Borgen
Shutterstock

La realtà imita la fantasia: durante le riprese di Borgen, incentrata su Birgitte Nyborg Christensen (Sidse Babett Knudsen), prima premier danese donna della storia (nella finzione), in Danimarca è stata eletta (per davvero) Helle Thorning-Schmidt. Oltre ad essere una serie geniale e con attori eccellenti, Borgen sembra particolarmente attuale in questo momento, mentre si parla di come le leader scandinave – fra cui Sanna Marin in Finlandia e Mette Frederiksen in Danimarca- siano riuscite ad affrontare con successo la pandemia da Covid-19. Netflix di recente ha comprato i diritti su Borgen, e ha annunciato che una quarta stagione uscirà nel 2022. 

4. The Good Wife (2009 to 2016)

The Good WifeThe Good Wife
The Good Wife
Shutterstock

The Good Wife (andata in onda su Rai2) ha come protagonista Alicia Florrick (Julianna Margulies), moglie di un politico travolto dallo scandalo interpretato da Chris Noth (il Mr. Big di Sex and the City), che torna ad esercitare come avvocato dopo l’arresto del marito. Un politico corrotto che finisce in prigione è un’idea deprimente in cui ci si può identificare, e Margulies è assolutamente perfetta nel ruolo della moglie furiosa, imbarazzata e frustrata. Sono tante le vicende che si intersecano lungo le sette stagioni della serie, ma la più indimenticabile è l’amicizia fra Alicia e Kalinda Sharma (Archie Panjabi), l’investigatrice dello studio, fredda e dura come la pietra. Due personaggi straordinari interpretate da due attrici straordinarie. 

5. Scandal (2012 to 2018)

Scandal - 2012Scandal - 2012
Scandal - 2012
Shutterstock

Questo thriller politico americano è la creatura di Shonda Rhimes, la donna che ha inventato Grey’s Anatomy e Le regole del delitto perfetto. Rhimes è un genio della televisione e la regina delle serie drammatiche di alta qualità e di lunga durata. Scandal, 124 episodi, racconta la vita di Olivia Pope (Kerry Washington), esperta di gestione di crisi politiche a Washington. E considerato il disastro che è la politica americana attuale, quella vera, quanto ci piacerebbe che Olivia Pope esistesse davvero! Scandal, con le sue sette stagioni, è il prodotto d’evasione perfetto per fare binge- watching durante il lockdown. La trovate su Amazon Prime.



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Con l'arrivo della fine di ottobre si torna a parlare di Black Friday e Cyber Monday, i due giorni dedicati alle offerte su tutti i beni di consumo e su quelli di elettronica. 

Ma quali sono le differenze ta Black Friday e Cyber Monday? E quali saranno le date ufficiali del Black Friday e Cyber Monday 2020?

MAGAZINE
Social shopping
Cast your mind back to your first designer purchase. It probably didn’t involve sliding in Prada’s Instagram DMs or simply WhatsApp’ing Gucci. Although both methods may not epitomize the opulence and romanticism of in-store shopping that millennials and Gen Xers fondly hold on to, s-commerce (social media commerce) is the future

Iniziamo dalle date ufficiali. Il Black Friday 2020 sarà venerdì 27 ottobre che coinciderà, come da tradizione, con il giorno dopo il Thanksgiving. Durante il Black Friday tutti i negozi statunitensi e, ormai, buona parte di quelli occidentali opereranno una serie di sconti importanti su tutti gli articoli di consumo. Un'occasione per fare acquisti, online e nei negozi, a prezzi convenienti per sostenere in maniera consistente il commercio al dettaglio. In effetti si dice che il termine Black Friday nasca proprio dal fatto che i commercianti, dopo il fatidico venerdì degli sconti, passassero a scrivere sui libri contabili con la penna nera, quella  dei guadagni, e non con quella rossa, quella delle perdite.

WEST HOLLYWOOD, CA - JULY 16:  A general view of atmosphere during the Amazon Prime Summer Soiree hosted by Erin and Sara Foster held at Sunset Towers on July 16, 2015 in West Hollywood, California.  (Photo by Tommaso Boddi/Getty Images for Amazon)
Amazon Prime Day 2020: cosa conviene acquistare e cosa no
Arrivano gli Amazon Prime Day 2020. Ecco i nostri consigli su cosa acquistare e cosa no

Al Black Friday poi seguirà il Cyber Monday, lunedì 30 ottobre: l'idea di base rimane la stessa, una grande scontistica in un lasso limitato di tempo, ma questa volta a essere interessati saranno i prodotti di consumo hi-tech, gli smartphone, i laptop, i tablet e i piccoli e grandi elettrodomestici magari trovando spunto proprio dagli acquisti non ancora fatti negli Amazon Prime Days.  E chissà che farsi un regalo non possa essere una piccola consolazione in un momento tanto difficile. 



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Ci voleva  un designer come Gianni Cinti, che va e viene dalla moda, ma da sempre si confronta con varie forme di creatività, per interrompere quel cortocircuito che vuole Rosenthal legato esclusivamente alla vicenda del Bauhaus, quantomai straordinaria, ma non unica nella lunga tradizione del marchio.

StephanGeiger.de

Tuffatosi dunque nell’archivio del brand bavarese, Cinti ne è riemerso portando con sé tre suggestioni scelte fra le meno note di Rosenthal che ha letto e interpretato traendone ispirazione per altrettanti decori. Del resto, per le aziende che ne possiedono uno, lasciare inattivo un archivio storico vuol dire precludersi importanti e oggi fondamentali spunti per rinnovare e potenziare il proprio catalogo.

StephanGeiger.de

Quantomai positive sono allora operazioni come questa in cui un designer contemporaneo sa fare propria la tradizione senza però stravolgerla. Ecco dunque la Heritage Collection: nome perfetto per definirne senza tanti giri di parole il concept. Elemento comune ai tre decori, apparentemente diversi tra loro, è l’oro.

StephanGeiger.de

Midas, declinato sulle forme dello storico servizio Sansouci, il secondo realizzato da Rosenthal e smerlato ancora manualmente, è composto da foglioline grafiche tono su tono (bianco su bianco) e oro, omaggio al re di Frigia. Turandot infine fa proprio il gusto orientalista tanto  diffuso ancora a fine Ottocento, con peonie, foglie di bambù, ginkgo e libellule dorate. Dinasty è un funambolico mix di decori, un sovrapporsi di immagini pescate dall’araldica, così come dal Rinascimento e dall’Arte Nouveau.



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“Welcome Home Children of the Revolution”, con queste parole stampate su un lupetto fluo inizia il fashion film di 17 minuti con cui Raf Simons ha presentato la nuova collezione uomo e donna per la Primavera Estate 2021. Un cortometraggio diretto dallo stesso Simons ispirato a una serie di film cult che, in modo diverso, hanno rivoluzionato e influenzato la cultura degli ultimi decenni.

Il designer belga, che esattamente un mese fa aveva presentato la sua prima collezione in co-direzione per Prada, per il suo brand immagina un futuro distopico fatto di colori al neon e stampe psichedeliche. Gli uomini e le donne che indossano i look della collezione Raf Simons Primavera Estate 2021 si aggirano irrequieti all'interno in uno spazio chiuso, una sorta di impenetrabile giardino sotterraneo post apocalittico che ci trasporta immediatamente nell'immaginario underground dello stilista.

Oltre ai colori fluorescenti, che saltano subito all'occhio, e alle stampe psichedeliche chiaramente ispirate agli anni '60, i capi della nuova collezione Raf Simons sono caratterizzati da scritte di propaganda, grafiche in stile poster, litografie e immagini fotografiche: tutti elementi che portano i messaggi di una nuova generazione di rivoluzionari, i “Children of the Revolution” di Simons.

Le scritte “Freedom”, “Community” e “Caos”, appaiono sotto forma stampe, ricami, toppe e spille sui look della Primavera Estate 2021, una collezione che alterna capi d'ispirazione anni ‘70, come le maxi cappe a ruota e i pantaloni svasati; a pezzi grunge anni ’90, come i maglioni e i parka oversize abbinati insieme a gonne e abiti lunghi a tubo. Osservando l'insieme è come se Simons abbia miscelato gli ingredienti più rivoluzionari degli ultimi decenni per ottenere una nuova formula in grado di portare un cambiamento nella moda e oltre, una possibilità di prosperità che, in un momento buio come quello che stiamo vivendo, solamente le nuove generazioni riescono a sognare nei loro “Teenage Dreams”.



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Avete sempre creduto che l'acqua di cottura delle verdure andasse gettata dopo l'utilizzo? Vi sbagliavate, in verità contiene moltissimi nutrienti e può essere riciclata in modo del tutto alternativo: ecco tutto quello che si può fare in casa, in cucina e in giardino per evitare inutili sprechi e ottimizzare le risorse.Continua a leggere

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Con l'arrivo dell'inverno si cercano le migliori soluzioni per riscaldare la casa e una delle più sicure è il camino elettrico. Un complemento d'arredo moderno, che non ha bisogno di canna fumaria, capace di riscaldare la stanza in poco tempo regalando la stessa suggestione della legna ardente dei veri camini. In questa guida abbiamo selezionato i migliori modelli in commercio considerando tipo e luogo di installazione, consumo, potenza di riscaldamento, rapporto qualità-prezzo e design.Continua a leggere

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Le case dovrebbero essere piene di libri di Gianni Rodari. Mica solo quelle con i bambini dentro. Anzi, forse bisognerebbe mettere una regola che quelle in cui vivono solo adulti dovrebbero averne almeno 5. I miei sono sottolineatissimi. Sì, lo so, non si fa, ma non posso trattenermi: sottolineo, circondo, segno cuori e punti esclamativi a lato. Un giorno avevo sentito un professore di architettura esortare ad aggredire il foglio e aveva ragione, sembra quasi di dialogare con quello che c’è scritto. L’ultimo con cui ho "chiacchierato" appassionatamente non è in realtà un libro di Rodari ma su Rodari (varrebbero anche questi nella regola dei 5 libri!): lo ha scritto Vanessa Roghi e si chiama Lezioni di Fantastica, da quella frase di Novalis centrale nella vita dello scrittore di Omegna: “Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare”.

Lo hanno detto in tanti, Gianni Rodari che oggi, 23 ottobre, avrebbe compiuto 100 anni, sembrava che parlasse ai bambini, ma in realtà parlava a tutti. E ai bambini ha insegnato, ma in realtà molto, moltissimo può ancora insegnare agli adulti. E non parliamo solo di maestri e di scuole elementari, ma di persone che vogliono essere libere. Tutto il suo lavoro, come nel caso di tanti dei suoi colleghi (Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Mario Melloni,...) è sempre stato portato avanti con estrema serietà ("il nostro compito è di salvare il cittadino di domani, l'uomo la cui formazione dipende da noi") e contemporaneamente un carattere giocoso, un'ironia travolgente: forse è proprio questo binomio fantastico che rende la sua scrittura universale e "plurilingue".

Per invogliare tutti a (rendermi felice ❤ e) soddisfare la "regola del 5", ecco alcune, (solo alcune!) delle migliaia di frasi più belle del partigiano, giornalista, poeta, scrittore, burattinaio in una parola Maestro Gianni Rodari.

Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà - fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà- vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione. (...) Creatività è sinonimo di pensiero divergente cioè capace di rompere continuamente gli schemi dell'esperienza. (Grammatica della Fantasia)

So bene che il futuro non sarà quasi mai bello come una fiaba. Ma non è questo che conta. Intanto bisogna che il bambino faccia provvista di ottimismo e di fiducia, per sfidare la vita. E poi non trascuriamo il valore educativo dell’utopia. Se non sperassimo, a dispetto di tutto, in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista? (Grammatica della Fantasia)

Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa. (Il libro degli errori)

Parlare per dire, non per ascoltarsi. Parlare per comunicare, non per sfogarsi, Parlare per per cecare, non per auto-affermarsi, non per proclamare. (Regolamento delle scuole di Reggio Emilia)

Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare: Poveretti! Io avevo dato il segnale di "via libera" per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio. (Favole al telefono)

Mai facile per mancanza di complessità, ma facile per scelta. (Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari, di Vanessa Roghi)



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